SOLO PER UNA VASCA, LUNGA UN UNIVERSO INTERO.
Ringrazio quei genitori che si confrontano con me in modo costruttivo, perché imparo sempre molto, perché ho l’opportunità di mettermi in discussione ma anche trasferire le mie esperienze e punti di vista, nel rispetto del pensiero degli altri ma con la consapevolezza e certezza di ciò che dico.
Il viaggio di un atleta non inizia con una medaglia, né con un record. Inizia molto prima. Inizia nel momento in cui mamma e papà decidono di portare il proprio bambino in piscina per la prima volta. Magari per un corso neonatale, quando l’acqua diventa il legame perfetto tra la vita dentro e fuori dal grembo. Oppure con le prime lezioni di nuoto, quel battesimo liquido in cui il bambino riscopre un mondo nuovo ma familiare, fatto di respiri, bracciate e sogni.
In questi 48 anni vissuti tra le corsie, ho incontrato genitori di ogni tipo. Quelli che vedevano nel proprio figlio un campione e quelli che, per paura di illuderlo o forse di illudere sé stessi, lo sminuivano senza rendersene conto. Ma i più comuni sono quelli che minimizzano. “È solo una vasca” dicono.
Solo una vasca.
Una gara di 25 metri, pochi secondi di fatica. Nulla di che, agli occhi di un adulto. Ma agli occhi di un bambino, è immenso. È l’attesa della sveglia che suona presto, il cuore che batte forte mentre si infila il costume. È il viaggio, fosse anche solo di un’ora, che per lui diventa un’avventura. È la piscina che non è la sua, il brusio della folla, i compagni di squadra, le cuffie colorate, le voci degli allenatori, il profumo del cloro che riempie l’aria. È l’ansia dietro ai blocchi di partenza, il saluto a mamma e papà in tribuna, lo sguardo a destra e a sinistra per capire chi sono i suoi piccoli avversari e se lo starter sta dando la partenza, il respiro profondo prima del fischio.
E poi il tuffo.
Quella vasca, quei 25 metri, sono un universo intero. Sono pensieri, emozioni, paure e sogni che si intrecciano in un attimo. E quando tocca il bordo alla fine, indipendentemente dal tempo o dalla posizione, dentro di lui è già successo qualcosa di grande.
Eppure, per alcuni genitori, il problema è la distanza, il tempo, la fatica. “Per una sola vasca”, dicono, senza capire che quella vasca non è solo acqua. È crescita, esperienza, coraggio. È un ricordo che resterà impresso per sempre. Anche le sconfitte, anche le delusioni. Io alla mia prima gara mi sono ritirato, avevo un taglio sul dito e nei primi 25 metri mi sono fermato. Ma quella piccola caduta mi ha fortificato. Mi ha insegnato a rialzarmi.
Cari mamma e papà, quella che per voi è “solo una vasca”, per il vostro bambino è un viaggio che durerà per tutta la vita.
E se decidete di non farglielo vivere, non lo state proteggendo. Gli state solo togliendo un sogno, il biglietto per il viaggio verso un universo intero.