Coaching

Che soddisfazione danno le persone che non sono nate con un talento da supereroe.

Ogni allenatore sogna di vedere i propri atleti sul gradino più alto del podio, di accompagnarli in quel viaggio straordinario che porta dai piccoli campionati fino alle Olimpiadi. È un sogno che si nutre di sacrifici, di sudore, di lunghe giornate passate in piscina a perfezionare ogni dettaglio. Ma la verità è che non tutti gli atleti possono arrivare così in alto, e non tutti gli allenatori avranno la possibilità di allenare un campione del mondo.

Nel tempo, però, ho capito che la grandezza di questo lavoro non si misura solo con le medaglie o i record. La vera soddisfazione arriva anche, e forse soprattutto, quando alleni persone che non hanno ambizioni olimpiche, che non sono nate con il talento di un supereroe, ma che mettono comunque anima e cuore in ogni allenamento.

Alleno ragazzi e adulti che all’inizio erano atleti “normali”, senza qualità fuori dal comune, senza obiettivi planetari. Ma la loro determinazione, la loro voglia di migliorare, il loro impegno costante hanno trasformato il loro percorso in qualcosa di straordinario. Vederli superare le proprie paure, affrontare le difficoltà, imparare a credere in sé stessi è una vittoria che va oltre qualsiasi podio.

E poi c’è quel momento, alla fine di ogni allenamento, in cui li guardo e vedo nei loro occhi una luce speciale. È la soddisfazione di chi ha dato il massimo, di chi ha lottato con sé stesso e ha vinto. Quel sorriso, quello sguardo che brilla, valgono più di qualsiasi trofeo.

Perché alla fine, le medaglie più importanti non sono quelle che ci appendiamo al collo, ma quelle che ci portiamo dentro. Quelle che ci ricordano ogni giorno che siamo andati oltre i nostri limiti, che abbiamo scelto di metterci in gioco, che abbiamo imparato a non mollare.

E per me, come allenatore, questa è la soddisfazione più grande di tutte.

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