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# Meanjack: quando il significato viene distorto e dirottato
- URL: https://corradosorrentino.it/meanjack-quando-il-significato-viene-distorto-e-dirottato/
- Published: 2025-09-30T09:09:30.000Z
- Updated: 2026-10-30T07:26:57.000Z
- Author: Corrado Sorrentino
- Tags: Eventi

Ci sono momenti, nel dibattito pubblico, in cui non si discute più ciò che è stato detto, **ma ciò che si vuole far sembrare sia stato detto**. Non si risponde a un pensiero, ma a una caricatura del pensiero. Non si cerca il confronto, ma l’incastro, la trappola nel concetto.

È in questi momenti che nasce la necessità di una parola nuova: **Meanjack**.

**Meanjack** è un neologismo che descrive l’atto di dirottare il significato di un discorso, attribuendo all’interlocutore intenzioni mai espresse, per incastrarlo in una narrazione ostile o polarizzata, mai espressa.

Il termine nasce dalla fusione di due parole inglesi: **meaning**, che indica il significato, l’intenzione, il senso profondo di ciò che viene detto, e **hijack**, che significa dirottare, impossessarsi con forza di qualcosa che non ci appartiene**,** esattamente come quando un nostro interlocutore cerca in tutti i modi di attribuirci qualcosa che non abbiamo espresso.

**Meanjack**, dunque, è il dirottamento del significato. È quando si prende una frase, un pensiero, una denuncia, e lo si trasforma in qualcos’altro, qualcosa di più comodo da attaccare, più utile da strumentalizzare, più facile da intrappolare.

Questo fenomeno si manifesta in molte forme. La più evidente è la distorsione ideologica.

Se una persona dice “**non sono d’accordo con lo sterminio del popolo palestinese**”, e un’altra risponde “**allora sei a favore di Hamas**”, siamo di fronte a un caso di **Meanjack**. Il pensiero originario è una denuncia di violenza ma viene dirottato o distorto per farlo sembrare un sostegno al nemico opposto. È una tecnica retorica che serve a polarizzare, strumentalizzare, non a comprendere.

Un’altra forma è la distorsione morale.

Se qualcuno afferma “**credo che lo Stato debba garantire diritti anche ai detenuti**”, e gli si risponde “**quindi giustifichi i criminali**”, si confonde la difesa della dignità con l’apologia del reato. Il significato viene distorto per incastrare l’interlocutore in una posizione moralmente scomoda.

C’è poi la distorsione emotiva.

Quando si dice “**questa guerra sta distruggendo vite innocenti**” e si riceve in risposta “**allora non ti importa degli ostaggi**”, si crea un falso conflitto tra empatie. Il discorso viene meanjackato per far sembrare che chi denuncia una sofferenza neghi tutte le altre.

Nel linguaggio civico, giornalistico, istituzionale, e persino familiare, la distorsione del significato è una delle forme più subdole di **manipolazione**. Non è una semplice incomprensione. È un atto deliberato di travisamento, spesso usato per screditare o zittire.

**Meanjack** significa dare un nome a questa dinamica. E dare un nome, come sappiamo, è il primo passo per riconoscerla, denunciarla, e disinnescarla.

Con **Meanjack** non si cerca solo di smascherare una tecnica retorica. Si cerca di difendere il diritto al pensiero complesso, alla parola non incastrata.

È un invito a riconoscere le distorsioni, a rifiutare le semplificazioni, e a restituire dignità al confronto.