Consiglio Comunale del 25 febbraio 2025: Oggi vi parlo di Tigro.
Oggi voglio parlare di un tema che ci tocca profondamente: la sofferenza. Intesa come quel dolore che più di ogni altra esperienza, ci segna e ci definisce.
Tutte le persone presenti ma anche quelle che mi stanno ascoltando altrove almeno una volta nella vita hanno provato quella fitta lacerante, fisica e poi psicologica, che ci spoglia di ogni certezza e ci rende vulnerabili.
Avete presente quando vi fate male, quando sbattete la testa da qualche parte o vi rompete un dito?
Avete presente quel dolore lancinante che vi fa sentire impotenti? E che dire delle volte in cui qualcuno vi ha colpito, magari con un cazzotto in faccia fratturandovi il naso, oppure con una testata inflitta in modo vigliacco e del tutto gratuito, io conosco molto bene quel dolore perché per fortuna l’ho provato più volte e questo mi ha insegnato a comprendere meglio cosa sia il dolore fisico.
Oppure ancora, avete presente quando vi bruciate?
Lo sentite il dolore?
Ecco, se avete provato alcune di queste esperienze potete affermare che questo dolore sia solo l’esempio dell’aspetto fisico della sofferenza, ma spesso c’è un dolore ben più profondo, nascosto nell’anima, che non se ne andrà mai.
Quando parliamo di violenza, il dolore diventa qualcosa di inimmaginabile molto più per le conseguenze psicologiche e spirituali.
Immaginate di essere aggrediti senza motivo e senza possibilità di difesa. Immaginate la sensazione di impotenza, è un peso che non passa mai.
Perciò il dolore fisico non è l’unico: perché c’è un tormento che si insinua nella mente, si radica dentro l’anima, come il tocco del male nel cuore, e non si cancellerà mai.

Oggi voglio parlare di Tigro, un essere vivente innocente vittima della crudeltà umana, che più che umani possiamo definirli bestie con le sembianze umane.
Tigro non è solo una vittima, è simbolo di tutte le sofferenze inflitte agli animali. La sua morte non è solo un crimine contro una vita, ma un urlo di dolore in un mondo che spesso si gira dall’altra parte. Tigro non ha avuto la possibilità di difendersi, ha subito una violenza gratuita e senza motivo, e questo è ciò che dobbiamo capire.
Pensate ora al vostro corpo arso vivo, fatelo vi prego per un attimo, e ditemi cosa state provando.
Immaginate quindi cosa può aver provato Tigro in quei momenti e successivamente mentre lottava per vivere, non solo il corpo è stato massacrato, è stata violentata la sua anima.
E chiedo a chiunque mi abbia ascoltato di non minimizzare per l’ennesima volta dicendo frasi infelici come “è solo un gatto“ perché per me non è un gatto bensì un essere vivente, e chi dice frasi così infelici lo fa solo perché non si tratta di se stessi ma di qualcun altro.
Il punto è che si tratta di una vita e questa merita rispetto in senso universale, perché la triste considerazione sta nel fatto che noi uomini pensiamo di essere superiori e quindi ci prendiamo il diritto di avere potere di vita di morte su altri esseri viventi, ma ci sbagliamo.
Ogni animale maltrattato è una vita distrutta e non possiamo più chiudere gli occhi davanti a queste ingiustizie. Dobbiamo alzare la voce, denunciare e lottare per chi non può farlo senza paura alcuna di queste bestie travestite da esseri umani.
Ora Tigro deve essere ricordato non solo come una vittima, ma come simbolo di cambiamento. La sua sofferenza deve spingerci a riflettere e a lottare contro ogni forma di violenza. Non possiamo più permettere che altri soffrano come ha sofferto lui. Ogni vita merita rispetto e ogni dolore merita di essere ascoltato.
Un grazie speciale va all’associazione Fiero Gatto che si è presa cura di Tigro e a tutte le altre persone e associazioni che si prendono cura degli animali.
Senza il loro lavoro per molti esseri viventi sarebbe come vivere all’inferno.
Ora mi aspetto che i colpevoli siano trovati e che in base all’articolo 544 bis vengano applicate le pene previste e che in futuro ci siano provvedimenti esemplari per chi toglie la vita ad un altro essere vivente.