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Ambra e il sistema scolastico di oggi, che impone ai bambini i ritmi frenetici degli adulti.

Ambra è tornata a casa da scuola verso le 14.00, dopo aver trascorso circa sei ore in aula, dalle otto del mattino. Come molti bambini, una volta a casa si è trovata a dover affrontare una serie di compiti assegnati per il giorno successivo: due problemi di matematica, sedici frasi da scrivere in italiano, e quattro pagine di inglese. Immediatamente dopo aver pranzato in quella mezz’ora scarsa, ha iniziato a lavorare sui compiti, facendo una piccola pausa per la merenda, ma riprendendo subito a studiare. La sua giornata, già lunga e faticosa, è stata per fortuna interrotta dal dover partecipare alla lezione di nuoto alle 17.45, una passione che le è stata trasmessa dai genitori, per intenderci, lei non vede l’ora di buttarsi dentro e nuotare, senza imposizioni e per libera scelta. Dopo la lezione di nuoto, in seguito alle mie domande su cosa avrebbe fatto al rientro ha trasformato quell’espressione gioiosa in uno sguardo triste e malinconico, mi ha riposto che avrebbe dovuto terminare i compiti e dunque mi ha salutato e ha fatto ritorno a casa. Li si è nuovamente seduta per terminare i compiti, e alla fine della giornata ha avuto solo il tempo per cenare prima di andare a letto, per poi essere pronta a tornare in classe la mattina seguente.

Questa routine, purtroppo, è una realtà quotidiana per molti bambini come Ambra, che si ritrovano a dover incastrare tra scuola, compiti e attività varie ed eventuali un tempo che dovrebbe essere destinato al gioco, alla socializzazione e alla scoperta del mondo in modo libero e spontaneo. Mi chiedo, allora, quando mai un bambino ha la possibilità di giocare? Quando ha l’opportunità di sperimentare, di essere curioso, di esplorare la propria immaginazione senza la costante pressione di dover portare a termine i compiti scolastici? A questa età, i bambini dovrebbero poter godere di pomeriggi liberi, dedicati a ciò che più li rende felici, senza l’obbligo di continuare a “studiare” o di dover essere sempre al passo con ritmi che, purtroppo, assomigliano sempre di più a quelli degli adulti.

Mi chiedo anche da dove nasca questa crescente esigenza di pianificare ogni singolo momento della giornata dei bambini, imponendo loro programmi fitti e intensi che li costringono a concentrarsi sempre di più sugli impegni scolastici e extracurriculari. Si è persa l’essenza della fase più gioiosa e spensierata della vita, quella che dovrebbe permettere ai bambini di svilupparsi in modo armonioso, lontano dalle preoccupazioni e dalle pressioni che troppo spesso incontrano. Questo modello di vita frenetica, che ormai è diventato la norma per molti, rischia di togliere ai più piccoli la possibilità di vivere pienamente la loro infanzia, di essere bambini a tutti gli effetti.

Quando Ambra è uscita dall’acqua aveva il sole negli occhi, e questo si è spento nel momento in cui ha detto di dover tornare a casa per finire i compiti.

Siamo davvero sicuri che il benessere dei nostri figli sia garantito da una vita così programmata, dove non c’è tempo per la leggerezza, per il gioco, per la fantasia? Forse, il nostro compito come educatori e genitori dovrebbe essere quello di riflettere su quanto sia equilibrato questo modello educativo e su quanto veramente sia utile per lo sviluppo psicologico, emotivo e sociale dei bambini. La scuola non dovrebbe essere solo un luogo di apprendimento, ma un contesto che aiuti a sviluppare la persona nella sua interezza, includendo anche momenti di svago e di libertà. È poco importa se giocano 15 minuti durante la ricreazione, non basta, poco importa se fino alle 16.30 stanno ancora dentro l’istituto e fanno altre attività, non è normale stare là dentro per quasi la metà della propria esistenza. È essenziale che i bambini possano godere di spazi per la creatività, per il gioco libero, per il riposo, perché è in questi momenti che si forma la loro personalità, si sviluppa la loro capacità di relazionarsi con gli altri e si favorisce il loro benessere emotivo, fuori dai muri della scuola, a casa propria o al parco, ma liberi.

Non possiamo permettere che l’infanzia dei nostri figli venga sacrificata sull’altare di un sistema educativo che li carica di impegni e aspettative fin troppo precoci. La scuola dovrebbe essere solo una parte della loro vita, e non la gran parte della loro vita.

I bambini, come tutti gli esseri umani, hanno bisogno di tempo per crescere e per scoprire il mondo, e questo non può avvenire se sono costantemente sopraffatti da doveri e responsabilità. È nostro dovere, come educatori e come società, fare in modo che i bambini possano davvero godere della loro infanzia, permettendo loro di essere bambini nel senso più pieno e autentico del termine.

I bambini sono bambini, diamo loro la possibilità di esserlo.

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